Book Review: Il nome del vento

Cari lettori,
buon 2021 e benvenuti nel primissimo post del nuovo anno! Come proposito per i 365 che abbiamo davanti, ho deciso di parlarvi di più di libri: sono una delle mie più grandi passioni, e nella vita quotidiana potrei stare ore e ore a parlarne. Allora mi sono detta, perché non dedicare più tempo anche a scriverne? E ho deciso di iniziare col botto, parlandovi del libro che mi è piaciuto di più tra le letture del 2020 e uno dei fantasy che ho apprezzato di più negli ultimi anni. Sto parlando de Il Nome del Vento, romanzo in tre parti scritto da Patrick Rothfuss nel 2007. Sinceramente non so come, in tutti questi anni, possa essermi sfuggita questa perla, a me che vado avanti a pane e fantasy da quando praticamente ho imparato a leggere. Ma sono profondamente grada di essere inciampata tra le pagine della storia di Kvothe, perché non c’è un singolo aspetto di questo libro che non abbia amato, tranne il fatto che il secondo capitolo della saga è letteralmente introvabile e il terzo non esiste, visto che il buon Patrick è più lento a scrivere del re della lentezza in persona, zio George Martin. Ma a questo arriveremo tra un attimo, procediamo con ordine.

“Il mio nome è Kvothe. Ho sottratto principesse a re dormienti nei tumuli. Ho ridotto in cenere la città di Trebon. Sono stato espulso dall’Accademia a un’età inferiore a quella in cui la maggior parte della gente viene ammessa. Ho percorso alla luce della luna sentieri di cui altri temono di parlare durante il giorno. Ho parlato a dèi, amato donne e scritto canzoni che fanno commuovere i menestrelli. Potresti aver sentito parlare di me.”

La trama

La Locanda della Pietra Miliare è un locale come tante, sulla strada di un villaggio come tanti e con un oste come tanti, arrivato da pochi anni, silenzioso e riservato, di età indefinita e passioni sconosciute. Solo che quello non è un uomo qualsiasi. Quello che si fa chiamare Kote, e che vive alla Locanda con il suo fedele allievo Bast, è in realtà l’eroe Kvothe, su cui circola ogni sorta di leggenda. Arcanista, musicista, consigliere assassino: chi è davvero Kvothe? Sarà l’uomo chiamato Il Cronista che lo convincerà a raccontare la sua storia, un modo per dire la sua verità, ma anche per ritrovare la sua identità e affrontare il male che, come dicono i segni chiaramente, si sta facendo più forte e più vicino. Questo primo libro della saga Le Cronache dell’Assassino del Re si concentra sull’infanzia e l’adolescenza di Kvothe, da quando è un talentuoso bambino figlio di artisti itineranti ai suoi primi anni nella spietata Accademia dove vuole imparare a dominare la magia.

La recensione

Da dove iniziare, per raccontare Il Nome del Vento? Quando un romanzo ti colpisce così tanto, non è facile spiegare a parole le emozioni che ha suscitato, o perché ti ha stregato totalmente. Quello che posso dirvi, è che erano anni che non leggevo un fantasy di questo genere: Patrick Rothfuss è riuscito a costruire un romanzo che risponde a tutti i criteri del genere, ma che riesce a combinarli in un modo del tutto fresco e originale, senza cadere in facili stereotipi letti e riletti. La sua scrittura è magistrale, attenta e precisa, evocativa e colloquiale, ma senza essere mai ostica: le pagine scorrono una dopo l’altra, e nonostante siano 768 vi troverete alla fine molto prima di quanto vi aspettiate. La storia è raccontata a due voci, una di Kvothe che narra in prima persona le sue vicende al lettore, proprio come se le stesse raccontando al Cronista e a Bast, l’altra è una terza persona che intervalla la narrazione del passato, riportandoci a un presente dove il protagonista è completamente diverso da quello della storia. Quello che mi ha affascinato particolarmente è che, come capiamo dagli intervalli del presente, Kvothe ha fallito tutte le grandi aspettative che c’erano su di lui, quando era un giovane intelligente, arguto e con una sconfinata sete di sapere. Il Nome del Vento, quindi, non è l’elogio di un eroe senza macchia, ma il racconto di una caduta dell’eroe, di un uomo depresso e disilluso, dei suoi rimpianti e dei suoi errori. Il risultato? Un eroe incredibilmente umano, con cui possiamo identificarci facilmente perché imperfetto come qualsiasi altro essere umano, nonostante le sue doti eccezionali. Quando arriviamo alla fine del libro, ci sembra quasi di conoscere davvero Kvothe, i suoi amici, i suoi amori, i suoi nemici, e vogliamo saperne di più subito, vogliamo continuare a leggere le sue avventure e capire cosa l’ha portato a diventare Kote il locandiere. Mi è capitato più volte, nelle pause dalla lettura, di pensare a Kvothe, agli episodi della sua vita, agli altri personaggi. E quando succede che ci pensi fuori dalle pagine, vuol dire che quello che stai leggendo è più che buono. Una menzione speciale, poi va a questa magnifica riedizione di Mondadori, accompagnata da illustrazioni preziose che danno un volto ai personaggi della storia. Se proprio devo trovare un difetto a Il Nome del Vento, è che Patrick Rothfuss è una specie di G.R.R. Martin, ovvero uno che ci mette una quantità di tempo spropositata per scrivere e pubblicare un libro. Questo vuol dire che il terzo capitolo della sua saga, The Doors of Stone, non è mai stato pubblicato ed è atteso dal 2011. Come se non bastasse, il volume 2, La paura del saggio, è fuori stampa e assolutamente impossibile da trovare. Finire Il Nome del Vento, quindi, è una frustrazione immensa, perché ci si ritrova affamati di proseguire la storia, senza la possibilità di farlo. L’unica speranza di noi poveri lettori è Mondadori: dato che quest’anno è il decimo anniversario del capitolo 2 della saga, magari provvederà a pubblicarne una ristampa speciale come ha fatto con il volume 1, uscito appunto per i dieci anni dalla prima pubblicazione. Vi sembra che stia implorando Mondadori? Vi sembra bene.

Comunque, non lasciatevi scoraggiare dalla lentezza dello scrittore o dall’irreperibilità del secondo volume. Se amate le storie fantasy, quelle belle, Il Nome del Vento non ve lo potete proprio far scappare. Non so come mi era sfuggito fino ad oggi, ma sono grata di averlo scoperto ed è entrato di diritto tra i miei romanzi del cuore. Se lo leggerete, e avrete voglia di condividere i vostri pensieri, vi aspetto nei commenti. Buona lettura!

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